Kollettivo Autonomo Antifascista Verona
Apriamo spazi di pensiero critico
EDITORIALE – Il crollo di Tosi

Ecco! Proprio quando sembrava che questo 2013 (cominciato con le inusuali elezioni politiche a febbraio) dovesse concludersi senza grossi sconvolgimenti, invece ci regala un colpo di scena conclusivo degno di tutto rispetto: si aprono le prime crepe nella “diga verde padania” eretta da Flavio Tosi a difesa di Verona, roccaforte del leghismo duro e puro. E che crepe!

EPSON scanner ImageDue sono gli aspetti che bisogna considerare nell’analizzare la questione: la tangentopoli in salsa veronese che sta decapitando (vertici AGEC in carcere, vicesindaco dimessosi perché indagato per corruzione) i vertici dell’amministrazione scaligera e la disastratissima situazione delle casse del Comune. Ma come?, si chiedono in molti, Dopo quasi 7 anni di Giunta Tosi (il sindaco più amato d’Italia!) i conti sono in rosso e le casse disastrate? Dov’è finita la tanto sbandierata efficienza amministrativa padano-leghista? Certo, i tecnocrati hanno risposta facile nel citare la crisi, il patto di stabilità, le banche che non concedono credito, ecc… epperò il dubbio rimane: si sente parlare di ‘ndrangheta e di corruzione a palazzo e salta fuori che le casse sono disastrate. Sarà mica una coincidenza? Oppure…

Oppure invece è vero che con Berlusconi al governo, o comunque in grado di condizionarlo pesantemente, la Lega Nord (anche stando ufficialmente all’opposizione) ha goduto, con tutte le sue amministrazioni, di un certo trattamento di favore o (se vogliamo, ma è la stessa cosa) si è trovata ad esprimere un rapporto di forza maggiore rispetto alle amministrazioni “nemiche”. Sia a livello di trasferimenti di denaro che a livello di cessione di poteri statali. Ora Berlusconi ha perso, nei palazzi del potere, quell’influenza che aveva fino a qualche tempo fa: prossimo agli arresti domiciliari, fuori dal governo e relegato, con l’opposizione, alla marginalità politica in parlamento. Automaticamente (ironia della sorte!) questo sposta anche i rapporti di forza tra Lega Nord e stato centrale a netto sfavore dei leghisti. E delle amministrazioni da loro controllate.

IMG_1911Tradotto vuol dire “meno schei”. Ecco perché le casse sono disastrate. Ecco perché adesso i corvi cominciano a raccontare la corruzione di palazzo: crepe, appunto. E qui, chi conosce Verona lo sa, se vuoi avere il potere devi essere in grado di garantire sui “schei”. Quanto volete che ci mettano i grandi poteri forti cittadini, quelli che muovono montagne di “schei”, a fare due più due e capire che Tosi non può essere l’uomo per tutte le stagioni? Ora, con un governo a maggioranza PD e decisamente moderato nei toni e nei programmi, la figura del “leghista di ferro” non paga più. È proprio il caso di dirlo!

La parabola politica di Tosi è al termine. Un politico scaltro come lui non può di certo non averci già pensato. Non avrà mica creduto davvero che il suo potere derivasse dal carrozzone di fascistoidi e integralisti cattolici vari che ha reclutato negli anni? Molto folkloristico certo, ma si sa che a Verona contano “i schei”, appunto. Forse il tentato salto con le “Primarie del Centrodestra” era il tentativo di crearsi una ciambella di salvataggio dall’imminente cedimento della diga verde padano. Ma anche lì sembra essergli andata male, non figurano nell’agenda dei prossimi mesi.

Finalmente il finora sonnecchiante PD potrà gridare: “Se cade Tosi cambia la città, cambia tutto!”

Da parte nostra è vero il contrario: SE CADE TOSI NON CAMBIA NULLA! Se da un lato non possiamo che gioire di fronte al suo prossimo crollo, dall’altro sappiamo che le condizioni che ne hanno consentito l’elezione, a suo tempo, non sono certo cambiate. Per questo non è di sicuro il momento di allentare la lotta! È determinante tornare a parlare di reddito, mettere al centro della discussione il problema della ricchezza sociale, della sua distribuzione e di come organizzarsi per riappropriarsene! Il problema degli spazi (abitativi e sociali) per student* e migranti è ormai drammatico, soprattutto per i secondi.

Perciò invitiamo tutt* ad unirsi alla lotta, costruendo percorsi di welfare autogestito dal basso che possano creare cortocircuito tra il capitalsmo e le sue crisi e che ci permettano di uscire dal precariato.

FIGHT CAPITALISM, FUCK AUSTERITY!

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